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La relazione terapeutica in un’ottica di umanizzazione delle cure

L’assistenza infermieristica e la pianificazione assistenziale, sia nella sua declinazione classica che in quella riabilitativa ( la prima sostanzialmente caratterizzata da obiettivi e interventi costruiti sul paziente, la seconda basata su obiettivi e interventi concordati col paziente ), richiedono la capacità del Professionista Infermiere di saper gestire la relazione terapeutica con la persona affetta da disturbo mentale . Ingaggiare una buona relazione terapeutica basata sulle note caratteristiche dell’ascolto attivo, dell’empatia, dell’interesse autentico è condizione indispensabile per aumentare le probabilità di aderenza del paziente al progetto di cura e di conseguenza, favorire un esito favorevole . Tenendo conto del fatto che tutto quello che facciamo col paziente, qualsiasi trattamento, farmacologico e non, a cui lo sottoponiamo deve prefiggersi un obiettivo, un esito da raggiungere, la relazione terapeutica è strumento attraverso il quale il Professionista della Salute Mentale lavora sull’accrescimento della consapevolezza di malattia da parte del paziente, infatti, molto spesso, uno scarso insight porta il paziente a disconoscere la necessità di un aiuto terapeutico ed è causa di ridotta compliance con conseguenti ricadute, isolamento sociale, abuso di sostanze, riospedalizzazioni, attivando il fenomeno del cosiddetto “revolving door” e alimentando la percezione sociale stigmatizzante della persona malata di mente come irrecuperabile e improduttiva . La relazione terapeutica si inquadra in un’ottica di umanizzazione delle cure tenendo conto del fatto che il focus del Professionista non è la malattia ma la persona, portatrice di aspettative e desideri , persona con malattia e non malato, quindi contrastando in questo modo lo stigma interno, persona che ha diritto e possibilità di scelta, persona che ha abilità per imparare, migliorare, accrescere la propria competenza sociale, lavorativa e di gestione del disturbo, attraverso specifici trattamenti, persona che nonostante la malattia è portatrice di speranza e fiducia nel cambiamento, tutti aspetti, questi, che il Professionista Infermiere in Salute Mentale deve puntare a coltivare nella relazione col paziente . Allo stato attuale, le prospettive di cura della malattia mentale sono ampie e prevedono l’integrazione di diversi trattamenti che sono farmacologici, psicoterapici e psicosociali secondo quello è il modello bio-psico-sociale della malattia mentale, la vera sfida è rendere i Professionisti dei servizi sempre più in grado di utilizzare questi trattamenti e allo stesso tempo renderli capaci di lavorare veramente in equipe, integrando i loro contributi e non assemblandoli, tutti gli interventi, anche quelli di comprovata evidenza clinica, perdono di  efficacia se non vengono inquadrati all’interno di una cornice che li racchiude, questa cornice è la Riabilitazione, o meglio l’ottica Recovery oriented che a sua volta si basa sulla Relazione terapeutica e sul lavoro d’equipe integrato .

Scritto dalla D.ssa Camilla Cetola, Infermiera del Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura dell’Ulss 8 Berica, Vicenza