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TERAPIA ANTIDELIRANTE NON FARMACOLOGICA, E’ POSSIBILE ?

Il titolo di questo articolo potrebbe lasciar pensare, apprestandosi a leggere, che esista qualcuno che crede di curare o, quanto meno, di ridurre i sintomi psicotici senza ricorrere ai farmaci, ebbene, sgombriamo il campo da questo : non è così , la terapia farmacologica antipsicotica, quindi tutti quei farmaci che antagonizzando determinati recettori dopaminergici e talvolta anche serotoninergici, è fondamentale per ottenere una riduzione della franca sintomatologia psicotica, in primis deliri e allucinazioni .

La domanda che pongo ( e mi pongo ) con questo scritto è : possiamo demandare esclusivamente alla molecola il compito di ridurre/eliminare i sintomi psicotici o il trattamento farmacologico va inteso come parte di un trattamento globale più ampio e articolato?

Prestando servizio in Spdc, quindi abituata per esperienza a vedere le persone affette da disturbo mentale in acuto, potrebbe forse risultare difficile per me dare una risposta a questa domanda, però, confrontandomi con i colleghi della riabilitazione psichiatrica, ho avuto l’opportunità di allargare le mie vedute e di fare alcune riflessioni .

Un collega che lavora in una struttura residenziale riabilitativa, mi parlava qualche giorno fa, di una ragazza di 24 anni, ospite della struttura e ivi residente da circa 2 anni, affetta da schizofrenia paranoide con deliri di possessione, sostanzialmente lei sostiene ( in passato con più convinzione..) di essere eterodiretta da un’entità sovrannaturale che guida i suoi pensieri, comportamenti, emozioni, andamento ponderale, rapporti coi familiari, in pratica questa entità controlla la sua vita . Persino il marcato aumento ponderale che la paziente ha manifestato ( come a volte accade ) in seguito alla terapia con Clozapina, veniva attribuito al volere dell’entità che “quando deciderà di farmi dimagrire, dimagrirò..”

Il lavoro terapeutico-riabilitativo con l’utente nella specifica area del pensiero delirante, è stato affrontato dall’equipe suddividendosi i compiti, l’infermiere ad esempio, ha avuto una serie di colloqui con l’utente cercando di condividere con lei la necessità di seguire uno stile di vita basato sul movimento, una dieta equilibrata, stabilendo nel Progetto terapeutico riabilitativo individuale l’intervento di fare un’ora di camminata al giorno, ridurre il quantitativo di olio a un cucchiaio a pasto, evitare di mangiare nello stesso pasto le famose “3 p” pane, pasta, patate, evitare formaggi, dolci, bevande zuccherate, ecc. Una volta ingaggiata la paziente nel percorso, dopo le prime pesate e il calo ponderale, veniva incoraggiata ed elogiata la paziente per il risultato raggiunto portandola a riflettere sul fatto che non c’era stata nessuna entità a controllare il suo peso ma che questo aumenta e diminuisce in base a come mangiamo e quanto ci muoviamo .

All’interno dell’equipe la Tecnica della riabilitazione aveva somministrato agli utenti e quindi anche alla nostra utente in questione, il Metacognitive training for Psychosis, un gruppo strutturato che permette all’utente delirante di pensare le cose da più prospettive, dandosi delle spiegazioni alternative che in qualche modo contrastino il modo stereotipato e rigido che la persona con psicosi ha di interpretare gli eventi .

La Psicologa della struttura nelle sue sedute con la ragazza ha utilizzato la tecnica della metacognizione proprio per cercare di stimolare la ragazza a cercare di interpretare il pensiero che stava dietro a certi comportamenti della madre e della zia dei quali lei originariamente attribuiva la causa all’entità .

L’utente dopo 2 anni in struttura ha mostrato un netto miglioramento sia sintomatologico che funzionale, questo lavoro  si è basato sul confronto in equipe, sulla condivisione degli interventi terapeutici e in seguito ha visto un preliminare lavoro psicoeducativo volto a incrementare nella ragazza la consapevolezza di malattia, quello che lei prima chiamava possessione adesso lo chiama malattia, ma non solo, l’utente ha mostrato la motivazione di mettersi in gioco partecipando alle uscite con gli altri utenti, si sono stabilizzate le sue relazioni familiari, mantiene l’impegno del tirocinio occupazionale e sta iniziando a pensarsi in una prospettiva futura .

In conclusione possiamo dire che questo è un esempio pratico di trattamento multimodale integrato, che ingloba l’intervento farmacologico con gli interventi psicoterapici e psicosociali . La guarigione in Psichiatria, soprattutto per le gravi patologie come la schizofrenia, equivale al concetto di recovery, la capacità di vivere una vita soddisfacente e di scegliere nonostante la malattia, ebbene la recovery è possibile . Scritto da Camilla Cetola, Infermiera presso SPDC